Domenica 4 ottobre Siena celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi con una giornata che unirà spiritualità e musica, nel segno di una figura che continua ancora oggi a parlare alle comunità. Dopo la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Augusto Paolo Lojudice alle 21.30 l’appuntamento è con il concerto offerto alla cittadinanza dal Comune di Siena con il coordinamento e la produzione esecutiva di AMAT.
Sarà una prima assoluta, un concerto per quattro pianoforti gran coda, solisti e coro, musica composta dal maestro Francesco Galli, che sarà anche direttore di questa prima esecuzione. Abbiamo raggiunto l’autore per ascoltare dalla sua viva voce una descrizione dell’opera e capire la genesi della composizione.
Partiamo dal titolo, perché Messa dei 12? È evidente il riferimento al numero 12 contenuto nella simbologia biblica, ma ci può dire qualcosa in più?
“Il numero 12 nella Bibbia simboleggia la pienezza, la totalità, il compimento del disegno di Dio. Dall’antico al nuovo testamento il numero 12 è presente in molte descrizioni e rappresentazioni: nell’Antico Testamento 12 sono le tribù di che rappresentano la completezza del popolo eletto di Dio. 12 i pani offerti sul tabernacolo per il culto; 12 le pietre preziose poste sul petto del sommo Sacerdote a indicare che l’intero popolo è portato davanti Dio. E poi nel Nuovo Testamento 12 le persone che Gesù sceglie per formare le fondamenta della nuova Chiesa, 12 le porte della città futura descritta nell’Apocalisse, 12 mila stadi le dimensioni geometriche della nuova Gerusalemme; 12 le stelle formanti la corona della Donna vestita di sole. Il Nome Messa dei dodici è quindi un riferimento a tutta questa simbologia che il numero stesso rappresenta”.
L’organico di questo concerto è molto particolare e imponente: quattro pianoforti gran coda non si vedono spesso: può dirci le motivazioni di questa scelta stilistica e musicale?
“La scelta dell’organico non è casuale; intanto porta dentro di sé la simbologia del numero 12, ottenuto da una semplice moltiplicazione del 4 con il 3. Quattro sono i Pianoforti, quattro i Solisti, quattro le sezioni del coro polifonico. Il numero 3 è un altro numero che nella Bibbia simboleggia la pienezza e la perfezione divina. La scelta poi dei quattro pianoforti, mi ha sempre attratto per la ricchezza dei colori e delle innumerevoli possibilità ritmiche. Con una scrittura attenta e calibrata si possono ottenere risultati sorprendenti. Se poi si articolano con la vocalità solistica e corale, tutto diventa pura magia. Sono rimasto sorpreso anche io dopo aver scritto l’intera partitura”.
Da compositore di oggi, come si rapporta alla tradizione, quali sono i suoi punti di riferimento musicali e qual è invece la sua ricerca per un apporto originale alla composizione?
“Il linguaggio musicale, così detto contemporaneo, che ormai ha fatto la sua comparsa più di 70 anni fa, ha stentato e tuttora stenta ad imporsi nei gusti del pubblico. Personalmente non ho mai aderito a quel nuovo tipo di grammatica, di sintassi, di forma, che non mi appartiene e non mi permette di esprimere il mio pensiero compositivo. Tuttavia mi sono sempre preoccupato di trovare nuove strade e soluzioni, rimanendo fedele ad un linguaggio intelligibile da tutti”.
Cosa vuol dire per lei dirigere una composizione sua?
“Fin dagli esordi della mia carriera, iniziata quasi 50 anni fa, ho preferito curare personalmente la direzione delle mie opere; solo così riesco ad approfondire il rapporto con l’opera stessa, conoscerla sempre più a fondo, veicolarla al grande pubblico, trasmetterne le emozioni più nascoste.
Vorrei ringraziare il Comune di Siena e il Sindaco Nicoletta Fabio per questa opportunità: l’esecuzione della mia opera in uno dei luoghi più rappresentativi della Città e in una data così importante. Ringrazio anche l’Arcidiocesi, il Cardinale Lojudice e Padre Paul per l’accoglienza. Ringrazio tutti gli artisti coinvolti in questa produzione e AMAT per l’assistenza e la consulenza per l’allestimento.
Auspico che si moltiplichino le committenze, da parte di privati o enti pubblici, a molti compositori ispirati e preparati, per far conoscere alla comunità la grande ricchezza di un repertorio musicale ancora da scoprire e che può contribuire alla diffusione della pura bellezza”.